Come Draghi prende in giro gli italiani: “Il governo lavora per la pace”, si, mandando altri carri armati e cannoni

24/06/2022 - Da ByoBlu – Ancora armi all’Ucraina. Il Governo Draghi intende tirare dritto su questo punto come dimostrato dalle parole del Presidente del Consiglio nel corso dell’ultimo confronto con il Parlamento. Secondo l’esecutivo quindi l’aiuto militare italiano sarebbe necessario per la sopravvivenza stessa dell’Ucraina. È davvero così?


L’Ucraina era già imbottita di armi prima della guerra

In realtà Kiev sembra essere tutt’altro che sprovvista di armamenti e persone addestrate per saperli usare, già da prima del conflitto. Dal 2014 al 2019 l’Ucraina ha infatti ricevuto un importante sostegno militare dagli Stati Uniti, con 1,4 miliardi di dollari, di cui 400 milioni di euro solo nel 2019.

Soldi che comprendevano armi non letali, come motovedette e radar di controartiglieria, ma anche letali come i missili anticarro Javelin. Un contributo militare che ha permesso a Kiev di tenere sotto scacco le repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk, contribuendo all’uccisione di 14.000 persone.




Gli aiuti militari americani sono poi aumentati dal febbraio scorso, fino ad arrivare all’Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act che prevede quasi 40 miliardi di dollari, in cui bisogna comprendere anche gli aiuti umanitari. L’immagine dell’Ucraina appare così quindi ben diversa da quella indifesa e innocente presentata dal Governo italiano. Sulle armi che passano da Roma a Kiev ci sono però altre criticità.




Sulle armi italiane vige il segreto

Che tipo di armamenti stiamo inviando all’Ucraina? Secondo quanto disposto dal decreto legge n.14 del 25 febbraio 2022 veniva autorizzata la spesa di 12 milioni di euro per l’invio di mezzi militar ed equipaggiamenti non letali. Bene, da allora le cose sono cambiate. Perché nei due decreti che si sono susseguiti ad aprile e maggio come continuazione del primo, ma non ancora passati dal Parlamento, la dicitura “non letale” è scomparsa. Anzi, viene aggiunto che l’elenco del materiale militare diretto a Kiev è presente in un documento “classificato elaborato dallo Stato maggiore della difesa”.

In sostanza le armi che il Governo intende inviare all’Ucraina sono coperte dal segreto, per buona pace della maggioranza dei cittadini italiani che negli ultimi sondaggi hanno espresso la loro contrarietà all’invio di materiale bellico. Mentre ora sono costretti, da un maggioranza non eletta, a finanziare la corsa alle armi di un Paese che non fa nemmeno parte della NATO. Per quale motivo la cittadinanza dovrebbe essere tenuta all’oscuro delle armi spedite, visto che le paga di tasca propria? Anche di fronte ad un’interrogazione parlamentare però Draghi non ha voluto rispondere.
La Germania invia anche carri armati

Mentre il Governo italiano si trincera dietro la segretezza e il sospetto, altri Paesi hanno scelto di rendere pubblica la lista delle armi spedite all’Ucraina. Lo hanno fatto gli Stati Uniti e lo ha fatto ora anche la Germania. Da quella lista ci si può fare un’idea di quello che gli europei mandano a oriente. Ci sono infatti lanciagranate Panzerfaust, missili Stinger e per non farsi mancare nulla 7 PzH 2000, ossia obici semoventi. L’Europa promuove quindi porta la pace con i carri armati.

Nel frattempo si moltiplicano i segnali d’allarme sulla destinazione effettiva di armi decisamente pericolose. Vi avevamo dato conto di come gli equipaggiamenti NATO fossero finiti nelle mani del battaglione Azov, colpevole di crimini di guerra. Ora l’allarme è stato lanciato dall’INTERPOL, il cui segretario generale Jurgen Stock ha detto che: “I criminali stanno già adesso, mentre parliamo, concentrandosi su queste armi”.

E infatti gli stessi equipaggiamenti che gli Stati europei e gli USA mandano a Kiev si possono ritrovare in vendita nel deep web, come scoperto dalla società di cyber intelligence KELA. Fucili d’assalto, granate, missili anti carro, tutto disponibile online alla portata di chiunque. Quindi non è nemmeno detto che queste armi, che Draghi sponsorizza come il baluardo della democrazia, finiscano effettivamente nelle mani giuste.

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